Calendario storico delle Valli del Natisone

Questa pagina non è stata scritta da uno storico, per cui potrebbe contenere delle inesattezze. In essa sono stati riportati dati, raccolti da testi storici vari, con lo scopo di ricostruire seppure in modo approssimativo la storia delle valli, per molti aspetti sconosciuta ai suoi stessi abitanti.   

 

                            EPOCA

NELLE VALLI C' ERA


Questo viaggio nella storia delle Valli del Natisone vuole iniziare prima ancora che queste esistessero. Questo significa che daremo un breve cenno sulle ere geologiche, cercando di capire  come e quando si sono formate le nostre valli; attenderemo poi che su di esse posi il  piede l'essere umano, perché è da quell'istante che ha inizio la storia. 

Era Archeozoica (Precambriano)

Qualche miliardo di anni fa la superficie della nostra terra, sebbene coperta in gran parte dalle acque, inizia a consolidarsi e appaiono le forme più semplici di vita. Alla fine di questa era emergeranno le cime dei monti più alti della nostra penisola.  

Primario o Era Paleozoica

In questa era, dal clima caldo, le terre si ricoprono di vegetazione;  compaiono gli anfibi, i pesci, i rettili e gli insetti. Dalle acque continua ad emergere la catena alpina. Siamo a 270 - 600  milioni di anni da oggi.   

Secondario o Era Mesozoica

In questa era, caratterizzata nella sua parte centrale per il clima caldo e umido, compariranno gli uccelli, i mammiferi ed  i rettili giganti (dinosauri); questi ultimi si estingueranno alla fine di questa era. La catena delle Alpi emergerà completamente dalle acque, facendo affiorare le nostre valli e quelle che ci circondano. Siamo a circa 100 - 200 milioni di anni da oggi. 

Terziario o Era Cenozoica

Compaiono le scimmie, i proboscidati e una grande varietà di mammiferi. Le Prealpi Giulie ed il Carso sono completamente emersi dalle acque. Iniziano ad affiorare gli Appennini. Anche le  nostre valli continuano ad elevarsi, mentre la pianura friulana è ancora sommersa. Siamo a circa 50 milioni di anni da oggi.

Dalla collina situata alle spalle della frazione di Vernasso vengono estratte le rocce dalla lavorazione delle quali viene prodotto il cemento. In seguito a questi scavi, in questa cava vengono trovati numerosi fossili di provenienza animale e vegetale (alghe, coralli, molluschi, pesci, parti di conifere e graminacee ), alcuni risalenti al periodo mesozoico (parliamo di oltre 100 milioni di anni fa).  

Quaternario o Era Neozoica

Questa era, divisa in due periodi, Pleistocene e Olocene, a loro volta suddivisi in altri sottoperiodi, è caratterizzata principalmente delle glaciazioni. Queste si alterneranno a periodi meno rigidi. Siamo a circa 2 milioni di anni da oggi, ed il periodo più freddo risale ad appena 19.000 anni fa! 

La calotta polare è estesa a tutta l'Europa Settentrionale. Il ghiaccio ricopre le principali catene montuose europee. Nelle nostre valli, nelle ere più fredde, lo spessore di questo elemento raggiunge diverse centinaia di metri lasciando emergere solo la cima del Matajur. Un enorme ghiacciaio, situato lungo il corso dell'Isonzo, preme a nord delle nostre valli, incuneandosi tra le strette vallate di Stupizza e del Pradolino.  Alla fine di questa glaciazione, il clima arido e rigido ostacola la crescita della vegetazione,  pertanto l'ambiente è quello quello di una steppa o di una prateria.         

Paleolitico Inferiore

Il Paleolitico, ovvero l'era della pietra, ha inizio quando l'uomo apprende l'uso di questo elemento, modellandolo, seppure in maniera rudimentale, alle sue necessità. I resti di questi manufatti sono le testimonianze più antiche della sua presenza sul territorio. Dal punto di vista cronologico  il Paleolitico si sovrappone all'era Neozoica. In questo periodo compare l'Homo Erectus e si espande in varie parti della terra; si nutre di vegetali e caccia in gruppo.

Le testimonianze più prossime della presenza dell'uomo alle nostre valli sono situate sul Carso triestino (Riparo di Visogliano) ed in Slovenia nei pressi di Postojna. Fra i vari reperti sono state trovate anche ossa di Ippopotamo, testimonianza dell'alternanza di clima caldo alle varie fasi glaciali. 

Paleolitico Medio

Le epoche fredde e umide sono caratterizzate dalla prevalenza di pino, abete, tasso, ginepro; quelle temperate vedono al prevalenza di faggio, frassino, quercia e carpine.

Con buona probabilità l'uomo ha messo già il piede nelle nostre valli. Vengono rinvenuti nelle località di Sedla e Duola (San Pietro al Natisone) reperti forse appartenenti anche a questo periodo (le datazioni sono controverse in quanto alcuni testi le attribuiscono a epoche più recenti). I ritrovamenti si riferiscono a strumenti di selce di piccole e medie dimensioni. Le nostre foreste sono abitate da cervi, lupi e dall'orso speleo. Negli intervalli delle glaciazioni, da caprioli, cinghiali, volpi e bisonti. 

Paleolitico Superiore

 

 

Periodo compreso tra 40.000 e 10.000 anni fa. In Europa si diffonde l'uomo moderno o Homo sapiens, mentre scompare l'uomo di Neandertal. Nella caccia si inizia ad usare l'arco. L'uso di questa arma, continuerà fino alla  nostra storia più recente. Si presume che sulla terra ci siano 3.000.000 di persone.

C'è la certezza della presenza dell'uomo! In un riparo chiamato: "Jama par Malne" (Riparo di Biarzo) vengono ritrovati numerosi reperti. Si presume che questo riparo fosse abitato da poche decine di persone. Fra i vari ritrovamenti, strumenti di pietra scheggiata ed ossa di animali: cervo, cinghiale, stambecco, marmotta, castoro, ghiro, scoiattolo, topo, talpa. Vengono rinvenute conchiglie usate come ornamento.

Mesolitico

Epoca che va da 10.000 a 7.000 anni fa. L'uomo vive di caccia e pesca. Nella nostra zona aumenta la diffusione dell'abete, del faggio e della quercia.

Rinvenimento di reperti nelle valli in località Sedla, Duola, Jama par Malne. I ritrovamenti ossei ci dicono che sul nostro territorio sono presenti l'orso, il tasso, la volpe e la marmotta; pochi bovini e ovini. I nostri antenati cacciavano il cervo, il capriolo, e il cinghiale, mentre gli stambecchi abbandonavano queste zone. Scompare l'orso speleo. Il cane è presente come unico animale domestico.   

Neolitico

Fino a 3.000 anni a.C. - Il clima diventa caldo e umido. L'uomo inizia ad allevare il bestiame e a lavorare la terra; vive nelle capanne sulle palafitte o nelle grotte. 

Nelle nostre valli l'uomo del neolitico viveva principalmente nelle grotte. Rinvenimento di reperti (vasi fittili) nella Velika Jama - Šuoštarjova Jama - Jama par Malne - S. Pietro al Natisone - S. Quirino. in queste ultime due località furono rinvenute numerose tombe. Si ritiene che le sepolture nella zona di San Quirino iniziarono 600 anni prima di Cristo. La caccia è sempre rivolta al cervo, cinghiale e capriolo. Sono presenti l'orso, la volpe, la marmotta, la martora, il coniglio la pecora la capra e il bue.  

Nel resto del mondo

Eneolitico

Si scopre il rame e poi il bronzo. La scoperta dei metalli cambierà la vita dell'uomo, fornendolo di nuovi attrezzi per il lavoro e di armi per la caccia (e per la guerra!). 

Rinvenimento di reperti nella Velika Jama- Šuoštarjova Jama - Grotta di Paciuch -

Età del Bronzo Finale e del Ferro

Histri - Illiri

La popolazione degli Illiri era insediata sui Balcani, ma occupava anche le pendici delle Alpi orientali espandendosi in seguito verso nord (Carniola,Carantania). Il ceppo veneto di questo popolo si insediò nelle nostre valli. 

Resti di un abitato preistorico a S. Quirino, a Čelo (presso Cicigolis), nella Velika Jama e nella Šuastariova Jama. Gli insediamenti in cui la gente viveva sono chiamati castellieri, e sono dei recinti di pietra o terra che difendevano i rifugi dell'uomo. Tracce di queste opere sono state rinvenute a San Pietro al Nat. (Barda), Erbezzo, San Quirino, Castelmonte.   

Nel resto del mondo

Fra il VII e IV secolo A.C.

Galli Celti o Carni

Provenivano dalla Germania e scendevano lungo le vallate alpine verso la pianura friulana. Si insediarono sulle Alpi e nella zona pedemontana giungendo fino nei pressi della futura città di Aquileia. Occuparono le nostre zone giungendo dalla Carinzia. Sottomisero i Veneti fino all'arrivo dei Romani. 

Nel resto del mondo

183 A.C.

X Regio (decima regione romana)

Fondazione di Aquileia

Roma sconfisse a più riprese i "Gallei Karnei". Questa popolazione, di fronte alla disfatta militare,  pur di sfuggire al dominio di Roma, non esitò ad annientarsi. I suoi soldati si suicidarono dopo aver ucciso mogli e figli.

Nel resto del mondo

50 A.C..

Romani - Fondazione di Cividale del Friuli- Forum Iulii Transpadanorum. 

La città di Cividale è situata allo sbocco di una importante via di comunicazione chiamata via Belloja. Questa strada partiva da Aquileia raggiungendo Cividale; da qui proseguiva, attraverso le Valli del Natisone, verso Ad Silanos (Kobarid?)  e poi verso i paesi dell'Est. I  primi insediamenti nelle nostre valli sorsero come posti di guardia a questa strada. Lungo questa via di comunicazione strategica transiteranno, nel corso della storia, numerose popolazioni di invasori. In futuro l'onere della difesa di questa strada garantirà l'autonomia delle genti slave delle Valli del Natisone!   

Nel resto del mondo

401 D. C.

I Visigoti di Alarico

I barbari distruggono Aquileia

Nel resto del mondo

452 D. C.

Gli Unni di Attila

Attila distrugge le rovine di Aquileia. Si dice di Attila che avesse  il volto di un cane. Prima di iniziare a parlare abbaiava tre volte. Oltre ad Aquileia distrusse Cividale ed il castello di Gronumberg. La leggenda narra che solo la regina di Cividale, Margherita Širokoustna, si salvò di fronte a lui rifugiandosi nella grotta di Antro.

Nel resto del mondo

489 D.C.

Gli Ostrogoti di Teodorico

Nel resto del mondo

568 D.C.

I Longobardi con Alboino

 

Alboino conquista facilmente la città di  Cividale; proseguirà poi verso occidente lasciando la città nella mani di suo nipote Gisulfo.

 

Nel resto del mondo

610 - 664 D.C.

Avari

Popolazione mongola che attraversa a più riprese le nostre valli. Nonostante i tentativi del re longobardo Agilulfo e del duca Gisulfo II  queste popolazioni distruggeranno Cividale ed il Friuli.  Prime infiltrazioni degli Slavi. Forse gli slavi erano presenti da tempo sulle montagne, vivendo in pace, di pastorizia e agricoltura. Non vengono ancora menzionati in quanto la storia ci riporta solo le vicende belliche dei popoli più agguerriti. Gia nel 598 il Papa Gregorio augurava ai Bizantini successo nella lotta agli Slavi. Gli Slavi, uniti agli Avari, occupano l'Istria e daranno pure aiuto al longobardo Agilulfo nell'assedio di Cremona del 604. Gli Avari ritorneranno in Friuli dopo qualche decennio, chiamati da Grimoaldo, per combattere il ribelle Duca Lupo; compiranno distruzioni e saccheggi tanto che lo stesso Grimoaldo dovrà scacciarli. In quell'occasione, il figlio di Lupo, Arnefrit, si rifugiò a Carnuntum. Iin seguito assolderà un esercito di Slavi e si dirigerà verso Cividale per riconquistare il ducato; verrà sconfitto e ucciso presso Nimis.  

 

690 D.C.

Slavi

Provenienti dalla Pannonia, popoli slavi giungono nelle valli. Si insediano dapprima nelle zone montuose più disabitate; in seguito si spingeranno verso la pianura per infiltrarsi in buona parte del Friuli. Verranno da qui in contatto con i Longobardi e da questi saranno respinti più volte. Nel 670 il duca longobardo Vettari sconfigge gli Slavi nella battaglia di Broxas (Brischis) 

 

720 D. C.

Gli Slavi in lotta contro i Longobardi occupano le valli

Nel 700 sono gli Slavi che sconfiggono i Longobardi, guidati dal duca Ferdulfo, in una battaglia che si svolge sopra il Monte Purgessimo; lo stesso duca troverà la morte. Nel 725 gli Slavi vengono sconfitti dal duca longobardo Pemo nella battaglia di "Lauriana" (Lavariano). Sconfitta contenuta, potremmo dire, in quanto l'accordo di pace fu stipulato sul campo e prevedeva il reciproco scambio dei territori per i pascoli. Il figlio di Pemo, Ratchis, nel 738 si dirige in Carniola dove combatte e sconfigge gli Slavi. In seguito saranno gli Slavi a sferzare un violento quanto improvviso attacco a Rachtis, il quale non riuscirà neppure ad afferrare la sua lancia, ma dovrà difendersi con un bastone. Il racconto di P. Diacono si interrompe senza citare il vincitore di quest'ultima disputa...!      

Nel resto del mondo

774 D.C.

I francesi

Carlo Magno sconfigge i Longobardi e giunge fino a Cividale.

 

899- 951 D. C.

Gli Ungari arrivano in Friuli a più riprese.

"Ab Hungarorum nos defende laculis"

Durante questo periodo il Friuli subirà oltre una decina di invasioni Ungariche. Questo popolo, proveniente dagli Urali, crudele e razziatore, dimezzerà la popolazione locale. Le nostre valli saranno interessate marginalmente da questo fenomeno. Per questo motivo i Patriarchi chiameranno dalla Croazia gruppi di  famiglie slave per ripopolare la pianura friulana. Ai tempi dei Longobardi la lingua slava era diffusa in buona parte del Friuli; era abbastanza conosciuta dai Patriarchi e dai Duchi longobardi. Nel 888 viene citato per la prima volta  nella storia Antro, località delle nostre valli, in riferimento ad un lascito ad un certo diacono Felice, da parte del re Berengario. Attorno a questa località fortificata (si chiamerà Gastaldia di Antro) scorrerà la storia più rappresentativa delle nostre valli: storia di autonomia, di autogoverno, di gestione comune di beni e territori; storia di una grande famiglia che parla un'unica lingua, prega lo stesso Dio ed ha un grande attaccamento alla sua terra, pur vivendo in uno stato di estrema povertà. Detta così sembrerebbe una fiaba, in un mondo dove prevaleva il dispotismo, dove i poveri dovevano asservire ai ricchi, dove i potenti conquistavano e cedevano a piacere i territori (nostre valli comprese), eppure è storia. Oltre alla gastaldia di Antro, rimanendo nella zona di influenza slava, assunse importanza anche la Gastaldia di Tolmino

Nel resto del mondo

952 D.C.

Marca Veronese ed Aquileiese

Nel resto del mondo

1077 al 1420 D. C.

Patriarchi di Aquileia

I crociati transitarono per  queste valli?

Nel 1211 il patriarca Voltker dona Antro e dintorni ad un monastero della Carinzia (Koroška), ma un altro patriarca (Bertoldo) lo riprende con la forza. In seguito questa località passerà sotto il possesso della famiglia Conti di Cividale. Nel 1260 Antro tornerà nuovamente in possesso di un capo carinziano. Nel 1377 sarà una facoltosa famiglia locale a possedere Antro. Ai piedi della fortezza di Antro, e precisamente nella frazione di Biacis, si trovava il castello di Ahrensberg del quale rimane ancora qualche traccia. Nel 1363 il patriarca comandò che venisse distrutto per non essere di appoggio ai cavalieri rapinatori. Nella metà del 1300 è la famiglia Savorgnan a comandare ad Antro e nelle Valli del Natisone. Nel 1383 il patriarca cede la gastaldia di Antro ai Formentini, ma  dopo solo  5 anni la consegna nuovamente ai Savorgnan. Nel 1498 i pascoli del monte Mia sono dati ai Freschi di Cucagna. Durante questo periodo le nostre valli si autogovernano. Esse sono divise in 36 vicinie (quanti erano i sacerdoti); 21 vicinie formavano la Banca di Antro e 15 quella di Merso. Questa forma di autogoverno fu concessa inizialmente dai Patriarchi ed in seguito da Venezia. Le valli erano riconosciute come un'entità autonoma, separata da Cividale e dal resto del Friuli. Esse erano esentate dal pagamento di tributi, ma soprattutto amministravano la giustizia, fino ai più alti gradi, in modo autonomo. Questi privilegi vennero dati a queste terre in considerazione dell'estrema povertà dei loro abitanti e per il fatto che essi  si impegnavano a difendere i valichi di Pulfero, Luico, San Nicolò, Clinaz e Clabuzzaro, attraverso i quali erano scese in passato orde di invasori. Nel 1192 viene citata "Algida" (Azzida) come paese sottomesso al capitolo di Cividale. 

Nel resto del mondo

1222

 Forte terremoto nelle valli

Gronumberg

 

Questo castello  fu costruito in un luogo strategico per il controllo della via di comunicazione che univa Forum Julii alla valle dell' Isonzo. L'importanza strategica di quella zona è dimostrata dal fatto che, pur essendo passato oltre un millennio dagli avvenimenti qui descritti, tutto il fronte nord di quella montagna sia stato approntato, sino a qualche anno fa, come potente linea di difesa da opporre alla calata di un eventuale nemico. Questo luogo fu in passato teatro di sanguinose battaglie tra Slavi e Longobardi. Anche se, a tale riguardo, il castello non viene mai menzionato, si può immaginare che in quella zona vi fosse presente,  sin dall'epoca romana, una costruzione che avesse la funzione di posto di guardia a  quella via.  Il nome  Gronumberg (Grün- Berg,  dal tedesco, Monte-Verde) fa pensare ad una sua origine germanica che si potrebbe far risalire al tempo in cui molti signorotti  al seguito di Ottone il Grande (anno 952),  si insediarono in queste zone. Se il maniero fu posto a salvaguardia e controllo della  strada e dei traffici che avvenivano lungo di essa, bisogna dire che fu da lì che partirono gli attacchi di coloro che predarono i commercianti in transito. Le fonti più antiche riportano nel 1267 il nome di un certo Jacopo di Groninbeg come proprietario del castello. In seguito troviamo Giovanni de Portis (1276); sempre un De Portis, assieme a Giovanni di Beraldino, all'inizio del 1300,  restaureranno in modo radicale il castello.  Questo castello non fu abitato sempre dai proprietari, ma la sua custodia venne affidata a persone fidate. Il castellano a volte tradiva questa fiducia, come fu, nel 1317, il caso di Henrik Cazetta?,   il quale fu accusato, assieme ad altri complici  (Weriand), di voler cedere il castello al Conte di Gorizia. Per discolparsi da questa accusa, il Cazetta si presentò legato davanti al Vicario generale della chiesa aquileiese,  pronto a dimostrare la propria innocenza entro un mese dall'elezione del nuovo Patriarca o, in caso contrario, a versare una enorme somma. Sembra che il traditore fu impiccato. Nel 1381 il castello fu oggetto di vicende belliche  nel corso della guerra che vide Cividale ed i Conti di Gorizia contrapporsi  a Venezia e Udine. Dal 1401 il castello passò per eredità a Acelino Formentini che aveva sposato l'unica figlia di Nicolò de Portis, deceduto in quell'anno.  Il castello assunse rilevanza militare solamente durante l'acuirsi delle vicende belliche, per cui per lunghi periodi fu privo di guarnigione. Si ha notizia, nell'anno 1454, di un custode di nome Jurčet, il quale sarà chiamato a testimoniare in una controversia per dei terreni nei pressi di Azzida. Nel 1776 fu acquistato dai Remondini da Bassano, di professione  stampatori, i quali lo ebbero in possesso fino al 1854, dopodichè il castello, abbandonato, deperì rapidamente. 

Ahrensberg - Gronumberg - Ursberg 

Tre castelli a servizio dei briganti.

L'imbocco alle Valli del Natisone era protetto da due fortezze, contrapposte una all'altra, e situate sulle rive opposte del Natisone. Queste erano i castelli di Gronumberg (Grumumberch - Grünunberg) e Ursberg (Grusberg - Auersberg). Dei due castelli rimangono oggi le rovine solo del primo in quanto  Uruspergo fu distrutto molti secoli fa. La loro funzione era quella di proteggere la pianura dalle invasioni barbariche, fermando l'invasore  proveniente da nord e da est, e di controllare i traffici che si svolgevano lungo l'importante via di comunicazione che attraversava le  nostre valli.. Il castello di Gronumbergo, le cui rovine sono ancora visibili, è situato sul costone occidentale del Monte Karkos, a  poche centinaia di metri sul livello del mare. Da esso si domina la pianura e la valle nella quale scorre il fiume Natisone. Sulla sponda opposta del fiume, verso ovest, nei pressi del paese di Sanguarzo, posto in posizione elevata a circa 325 m.s.l., si tovava il castello di  Uruspergo del quale non vi è più traccia; sono avare, a riguardo, pure le notizie storiche.  

Ahrensberg

 

Ursberg

Il castello di Uruspergo, del quale oggi non vi sono tracce, era una delle più salde fortezze del Friuli. Si pensa che inizialmente fosse appartenuto alla famiglia degli Auersberg, da Kranj, dai quale avrebbe assunto il nome. Inizialmente fu feudo dei patriarchi, ma già nel secolo XIII se ne impadronirono i Goriziani. Nel 1285 il conte di Gorizia Alberto II  diede in quella sede la nomina di cavaliere a Ivan Cukola. I nobili e cavalieri abitanti in questo castello erano conosciuti come feroci predoni, per cui il Patriarca ordinò ai suoi  sudditi di combatterli  e di distruggere la fortezza. I Cividalesi posero l'assedio al castello dall' 8 aprile al 5 maggio 1306, ottenendo dagli assediati la promessa che nessuno da lì avrebbe predato le genti che percorrevano la via sottostante. Dopo la morte di Alberto II, il Patriarca Ottobono non rinnovò immediatamente il feudo di Uruspergo a Enrico II,  figlio del defunto; quest'ultimo chiese ed ottenne con la violenza questo suo presunto diritto. Enrico II fu uno dei più forti e dei più violenti Conti di Gorizia. Alla sua morte, avvenuta nel 1322, il Patriarca conferì parecchi territori  ai potenti Villalta i quali avevano acquistato in precedenza la parte di Uruspergo dei Caporiacco. I possedimenti dei Villalta, si estendevano, oltre a Fagagna,  fino ai dintorni di Boriana, Dresenza e Tolmino. Nel 1310 i fratelli Federico e Ivano Villalta saranno nominati  rappresentanti dei patriarchi a Tolmino. Nonostante ciò pure essi avevano l'abitudine di depredare i commercianti che transitavano lungo la via Belloja, per cui il Patriarca Ottobono comandò loro di demolire parte del castello di cui erano proprietari. Questo fu fatto, ma poi fu  nuovamente ricostruito, così, nel 1340, il Patriarca Bertrando ordinò al suo comandante a Tolmino di attaccare e punire severamente i Villalta. Questi ordirono una congiura contro il Patriarca aquileiese e lo assassinarono nella piana di Richinvelda. La punizione finale per i Villalta venne nel 1364. In quella data i cividalesi, guidati dal Patriarca Nicolò di Lussemburgo, che era succeduto a Bertrando, diedero l'assalto del castello di Uruspergo, distruggendolo definitivamente. 

1300- 1368

Conti di Gorizia

Il conte di Gorizia Enrico II occupa il territorio di Tolmino e la Gastaldia di Antro. Nel 1379 la giurisdizione della Gastaldia di Tolmino viene venduta a Cividale. Nel 1396 Cividale si adopera per ripristinare la strada che, attraversando le nostre valli, conduce verso il passo del Predil, per proseguire poi verso la Carinzia e la Germania. Questa cosa crea malcontento nella città di Udine, già in dissenso con Cividale per la definizione della sede dei Patriarchi.

25 gennaio 1348! Uno dei sismi più distruttivi d'Europa, con epicentro a Villaco porta distruzione anche nelle nostre valli. 

 

1368 - 1420

Patriarchi di Aquileia

1348 D. C.

Un forte terremoto distrugge le valli

 

1419 D.C.

Gli Ungheri  in lotta contro Venezia attraversano le valli

Sotto il dominio dei patriarchi di Aquileia sorgono delle dispute tra Cividale e Udine ed in particolare su quella che avrebbe dovuto essere la sede del patriarcato. A favore della città di Cividale si  schiera addirittura il re di Ungheria, mentre a fianco di Udine ci sono Venezia ed i potenti Savorgnan. Nel 1412 il re Sigismondo di Ungheria, chiamato dal Patriarca, occupa Udine, allontana dalla città Tristano Savorgnan e stipula una tregua quinquennale con Venezia. Allo scadere della tregua i veneziani invadono  il Friuli e fanno capitolare Cividale (10 luglio 1419) che non oppone alcuna resistenza. Il patriarca tenta di rioccupare Cividale chiamando accanto al suo esercito 6000 ungheresi. In quella occasione gli Ungheri passano per le nostre valli impadronendosi di Antro e Castelmonte.   

1420 D.C.

Repubblica Veneta

Il Friuli viene smembrato. Una parte (Gorizia) rimane in mano ai conti, una parte ai patriarchi (Aquileia, San Daniele, San Vito al Tagliamento) ed il rimanente, Valli del Natisone comprese, alla Repubblica Veneta. Ai valligiani continua ad essere assegnato il compito di difendere i cinque passi (Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicolò) dai quali  potrebbe scendere l'invasore tedesco. Questo compito verrà  assolto mobilitando costantemente circa 200 uomini. In cambio Venezia  rinnoverà i privilegi  riservati alle Valli che consistevano nell'esenzione dal pagamento dei tributi sul legname da costruzione, fieno, paglia ed altro come il pagamento dei dazi sugli animali che venivano portati attraverso la città di Cividale. Gli uomini non dovevano prestare servizio militare. L'unico vincolo imposto fu quello di non abbattere gli alberi di alto fusto poiché servivano a Venezia. I valligiani aggirarono l'ostacolo evitando che gli alberi diventassero "di alto fusto". In quel periodo le nostre montagne si trasformarono in un grande prato, ricco di erba e allevamenti. Le eccedenze di quella grande produzione di fieno prodotto venivano vendute nella pianura friulana. Di queste concessioni si fa menzione più volte nel corso della storia ( anni 1450, 1455, 1492, 1532 ) in quanto c'era sempre chi cercava di  imporre tributi  (Cividale); da qui i continui ricorsi a Venezia.     

 

1472 al 1499 D.C.

Invasioni turche

1478 o mamma li Turchi!

Nel resto del mondo

1500 - 1797

Repubblica Veneta

All'inizio della prima guerra veneta, il territorio di Venezia si estende oltre le nostre valli, verso nord-est, raggiungendo Plezzo e Tolmino. Nel 1509, 10.000 soldati austriaci guidati da  Henric Brunsviški scendono attraverso le valli diretti a Cividale. La città, posta sotto assedio e bombardata con 17 cannoni, non si arrende. Dopo tre vani attacchi, il 2 agosto 1509, gli Austriaci abbandonano l'assedio; si accontenteranno, nel ritorno, di occupare Tolmino. Tutta la zona slava alle spalle delle valli  (Tolmino,  Plezzo e Idria con le sue miniere di mercurio) si sottomette all'Austria. Si forma una incerta linea di confine lungo la quale sorgeranno numerose dispute, sopratutto nella valle di Bergogna,  che si protrarranno per un lungo periodo. Una delle prime sentenze a riguardo viene  emessa nel 1507 dalla città di Udine, e decide che entrambe le parti (in questo caso si tratta degli abitanti di Homec, Boriana, e Sedla contrapposti a quelli  Antro) potranno usare i pascoli e tagliare liberamente la legna del monte Mia. Gli Austriaci, di fronte a questa sentenza, producono una mappa dettagliata della zona, ma ancora imprecisa. Un'altra linea di confine, più precisa e duratura, sarà quella determinata dal corso del fiume Judrio. Farà da confine tra la Reppublica di Venezia e l'Austria e rimarrà invariata fino al 1866 (Trattato di Campoformido).  - 

Nel 1559 Il Provveditore Veneto di Terraferma riporta: la Schiavonia consiste in cento villaggi e 3400 abitanti.

  

Nell'ottobre del 1597, a causa di forti piogge, il Natisone straripa, distrugge i mulini lungo le sue sponde, allaga le case e trascina con se ogni genere di cose, animali compresi. La gente si salva arrampicandosi sugli alberi e salendo sui tetti delle case. L'anno seguente segue un'epidemia di peste, accompagnata da un'invasione di lupi che divorano animali e bambini. Durante la seconda guerra veneta, nel gennaio del 1616,  l'esercito veneziano guidato da Enrico Savorgnan cerca di conquistare Caporetto, ma il condottiero austriaco Trautmannsdorf riesce a respingere questo attacco. L'impresa viene  riprovata nel mese di agosto dello stesso anno dal comandante veneziano Erizzo che guida un numeroso esercito composto anche da slavi. Caporetto cederà dopo breve assedio. In seguito, un altro condottiero di Tolmino, Gašpar Dornberg raduna un piccolo, ma agguerrito esercito e attraversa le nostre valli  per attaccare Cividale. Nulla può contro questa città; si accontenterà, al ritorno, di dare fuoco ad alcuni nostri paesi dopo averli  razziati. Proseguono quasi ininterrottamente la dispute per il confine sul monte Mia. Nel 1663 saranno gli abitanti di Sedla a sconfinare. Nel 1694 la disputa riguarderà un prato di nome Razor. Fra le tante, la lite del 1706 sarà ricordata come una delle più furibonde. Generalmente le questioni riguardavano pascoli, tagli di legna e furti di bestiame sconfinato. Di questa questione si era  interessato addirittura l'Imperatore d'Austria  Karol, il quale raccomandava ai capi tolminesi una convivenza amichevole con i valligiani.  Il 1597 sarà  ricordato per le grandi alluvioni e per i lupi affamati che divoravano i bambini. Nel 1598 scoppia un'epidemia di peste. Nel 1629 una grande carestia miete molte vittime; qualche anno dopo nelle valli rimarranno 1.000 abitanti. Cento anni prima se ne contavano 3.000! Alla fine del 1700 inizia l'emigrazione e una nuova attività: il contrabbando.  Si cerca lavoro nelle grandi città della pianura, Venezia in particolare, oppure ci si dirige verso l'Ungheria (da qui il detto:"Iti na Ogarsko"). In seguito le mete saranno: Austria e Germania e varie capitali dell'est. Nel 1766 siamo in 9600 abitanti.

 Anno 1511 - Forte terremoto

 Nel resto del mondo

   

1797 al 1805

Austria

Gli echi della rivoluzione francese giungono  fino nelle nostre valli! Nel 1796 le nuove e rivoluzionarie  idee di eguaglianza, libertà e fraternità vengono esposte da un certo Caucig Battista ai decani delle banche di Merso e Antro riuniti  a Castelmonte. I fatti  spiegheranno  che un invasore è sempre un invasore. I francesi saccheggiano il Santuario e se ne vanno lasciandoci gli Austriaci  (pace di Campoformido del 17 ottobre 1797). E' l'inizio della fine! Si rimpiangono i tempi trascorsi sotto Venezia! Quello trascorso fino allora deve essere ricordato come un periodo magico, un'anomalia della storia, nella quale poche migliaia di persone riescono a vivere e ad amministrasi come se formassero uno stato indipendente.  Essere padroni in casa propria, ecco cosa significava vivere allora nelle nostre valli, anche se poveri e minacciati dai soprusi e dalle angherie del signorotto di turno. Da questo momento, questo stato riporrà più volte le speranze nelle mani del nuovo venuto, ma sarà sempre tradito, anche da colui nel quale aveva riposto l'ultima e forse più convinta speranza. Il 12 novembre 1799, presso la chiesa di San Quirino, si riunisce in una delle sue ultime sedute, il piccolo parlamento della valli, l'Arengo. Viene proposto di inviare una delegazione alla corte dell'Imperatore per chiedere la continuazione delle autonomie fino allora godute. Nel 1803 la proposta si concretizza e vengono scelte due persone, Giuseppe Venturini, per Antro e Michele Droli per Merso. Essi si recheranno a Venezia dal Conte Bissegna, rappresentante dell'Imperatore, dal quale non otterranno nulla. L'Arengo si riunirà per l'ultima volta presso la chiesa di San Quirino il 2 maggio 1804. Nel frattempo l'Austria chiama nel proprio esercito i nostri ragazzi, i quali preferiscono darsi alla macchia; dormiranno all'addiaccio nei boschi e lì raccoglieranno il cibo lasciato segretamente dalle proprie famiglie. 

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1805 al 1814

Regno Italico di Napoleone

I francesi ritornano in Friuli ed il generale Margot viene accolto a braccia aperte. Nelle valli si rendono conto che pure i Francesi avrebbero loro tolto tutte le autonomie. Margot visita San Pietro degli Schiavi e Ponteacco, ma viene fischiato dalla gente. Minaccia che al suo ritorno brucerà quei paesi. Nel 1807 viene stabilita la linea di confine che dividerà l'Austria dal Regno Italico: essa passerà lungo l'Isonzo,il Kolovrat ed il Matajur, per poi proseguire ad ovest di Staroselo. Staroselo, Kred, Boriana, rimarranno sotto il Regno Italico. Siamo circa in 14000 abitanti.   Nel 1810, per la precisione, 13.044 .

Nel resto del mondo

1814 al 1866

  Ritorna la dominazione austriaca ed anche i confini vengono ridisegnati, ma sopratutto scompaiono le 36 Sosednje (vicinie) che formavano le Banche di Merso e di Antro. Al loro posto verranno istituiti otto comuni.  Siamo nel 1816 ed oltre a questa sventura cade tanta pioggia che tutti i raccolti marciscono. L'anno seguente la carestia mieterà numerose vittime.  Nel 1833 il potere politico proibisce definitivamente la riunione delle Sosednje e nel 1839 troverà definitivamente compimento il riassetto amministrativo e territoriale iniziato nel 1816. Ci stiamo avvicinando al 1848 ed aumenta l'odio verso l'invasore austriaco. Nel 1857 siamo in13892 abitanti.  Nel 1861 fu proclamato il regno d'Italia. Nelle nostre valli furono accesi numerosi falò per festeggiare l'avvenimento, il tutto sotto gli occhi degli austriaci.   

 

I valligiani vogliono essere annessi all'Italia, memori delle autonomie godute sotto Venezia

Nonostante il trattato di pace firmato a Vienna prevedesse l'annessione delle Valli del Natisone al Regno d' Italia e le truppe austriache avessero già lasciato le nostre terre, i valligiani furono chiamati egualmente a decidere se dovevano restare austriaci o diventare italiani. 

Nell'ottobre del 1866 si tenne un plebiscito nel quale furono chiamati a decidere solo gli uomini di età superiore ai 21 anni. Tutti i cittadini votarono per l'annessione al Regno d' Italia, eccetto uno, in Comune di San Leonardo. 

Questo voto fu un chiaro rifiuto all'Austria, ed una speranza riposta nell'allora nascente Regno d'Italia: le alternative erano quelle! Se era utopistico pensare di conservare certi privilegi, non lo era cercare ed esigere di salvaguardare la propria lingua e la propria identità. La storia ci dirà che saranno uccise sia le speranze che le utopie!

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1866 al 1947

Regno d'Italia

Si inizia! Nel 1867 San Pietro degli Schiavi viene rinominato in San Pietro al Natisone. Nello stesso paese, nel 1878, viene aperto l'Istituto Magistrale che formerà i futuri maestri delle valli; questi, parlando la lingua locale, saranno in grado di insegnare anche la lingua italiana  allora sconosciuta alla maggioranza della popolazione. Nel 1901 siamo in 15699 abitanti. Per le nostre genti inizierà un lungo e difficile periodo di integrazione e assimilazione al nuovo stato italiano. Da qui, dopo oltre un millennio, l'inizio della disgregazione di una comunità fino allora tenuta unita dalla lingua, cultura e tradizioni. Nell'anno1933 il regime fascista proibirà l'uso della lingua slovena nella chiese. Da questo momento il problema linguistico diventerà la principale fonte di divisione tra le nostre genti. Gli interventi del Regno in queste zone riguarderanno principalmente l'insegnamento della lingua italiana con la creazione di numerose scuole; questa avrebbe potuto essere un'opportunità solo se affiancata all'insegnamento scolastico ed allo studio letterario dello sloveno, la lingua principale parlata allora nelle valli. Così facendo si sarebbe veramente data alla nostra gente la possibilità di integrasi nel nuovo stato senza rinunciare ad essere sé stessi, anzi, arricchendo la propria cultura. Purtroppo il nazionalismo esasperato non rispetta nessuno, le dittature ancora meno. Questi due aspetti dello stato italiano si concretizzeranno in due terribili guerre che sconvolgeranno il mondo, ma particolarmente le nostre vallate...

Caporetto - Il Sacrario - Il Monte Nero (Krn) - L'Isonzo

1947 ad oggi Repubblica Italiana

Alla fine dell'ultima guerra i nuovi confini lambiranno le valli che si troveranno schiacciate tra il colosso Occidentale e quello Orientale. Queste terre diventeranno una fortezza con tante proibizioni, fuorché quella di emigrare. Le servitù militari condizioneranno pesantemente lo sviluppo delle valli. Chi vorrà edificare dovrà acquistare i terreni in Friuli. Campeglio, Faedis, Moimacco e Premariacco saranno le località prescelte. Molti ricorderanno ancora i cartelli che indicavano il divieto di scattare fotografie, i vincoli urbanistici, i blocchi degli accessi ai propri fondi agricoli dovuti alle permanenti esercitazioni militari. Da questo momento, per chi combatterà per difendere la sua lingua, allo "Slavo" si aggiungerà il "Comunista", con tutte le implicazioni che ne conseguiranno per trovare un' occupazione. Dovranno passare ancora molti anni, ed arrivare inimmaginabili cambiamenti storici perché una minoranza potrà essere riconosciuta come tale. Purtroppo il problema continuerà ad essere fonte di divisione della nostra gente.

1° Maggio 2004 : l'Italia non ha più confini!

A parte quelli della pacifica Svizzera, ora ci si sente come quando si toglie un abito che ci sta molto stretto: più liberi ...e sopratutto più sereni! Nel 1915 abbiamo combattuto contro l'Austria, nel 1940 contro mezza Europa, nel 1954, poco mancava, con la Jugoslavia. La nostra storia di europei dovrebbe fare riflettere molti, soprattutto coloro che ancora oggi credono nella supremazia delle armi. E non si dica che ci volevano milioni di morti per arrivare fino a qui! 


L'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea viene festeggiato nelle Valli del Natisone, per ovvi motivi maggiormente interessate a questo evento, con la celebrazione una messa sul Monte Matajur. Partecipano i vescovi Mons. Alfredo Battisti (diocesi di Udine) e Mons. Iurij Bizjak (Kapodistria), oltre a tutti i sacerdoti della valli. Nell'omelia il vescovo Battisti ricorda le persecuzioni subite dai nostri sacerdoti che hanno difeso la nostra lingua e le nostre tradizioni.

Nella foto: Mons. Battisti (al centro) e Mons. Bizjak conversano con un sacerdote delle valli prima della celebrazione della S. Messa.

Ai festeggiamenti, che sono terminati alla mezzanotte, hanno presenziato, oltre ai sindaci delle valli, diversi esponenti del mondo politico italiano e sloveno. Purtroppo,  per la definitiva caduta delle barriere, dovremo aspettare ancora oltre due anni. Questo confine è veramente duro da abbattere!  

 

 

Finalmente alla fine del mese di dicembre 2007 il confine viene distrutto definitivamente e le sue sbarre segate. Nei giorni che vanno dal 20 al 23 dicembre questo evento viene accolto ovunque con festeggiamenti. Gli abitanti delle frazioni di Topolò (It),  e di Luicco (Slo), depongono a Luicco questa scultura per ricordare l'evento. Sulla pietra la scritta riporta: "Questa terra non vuole più confini". Attorno al paesino di Luicco-Livek i confini hanno subito nel corso della storia frequenti mutamenti.

 

 

 

 

I l   C o n f i n e

 

Sulle cime dei miei monti ti han piazzato,

con cippi e le barriere ti hanno ben delineato,

e per dare ancora meglio il senso della divisione

a presidio di ogni cosa hanno messo un bel cannone.

Qui purtroppo le trincee non eran mai sparite,

quelle vecchie delle guerre

dalle nuove prontamente sostituite.

Di soldati di ogni tipo brulicavano i miei monti,

di tritolo e dinamite eran pieni i nostri ponti.

Quante volte mi hai fermato proprio ai bordi di quel prato!

Mi rubavi l'orizzonte tu che stavi in cima al monte!

e quel varco che segreto in mezzo al bosco hai lasciato,

solo dal contrabbandiere nella notte era usato.

La tua sbarra era fredda, e del tutto indifferente

separava senza pietà la stessa gente.

Nelle guerre t'han distrutto con le bombe ed i cannoni,

tu più forte sei rinato, per creare nuove divisioni.

Forse volevi insegnare alle menti

che non è con le armi che si uniscono le genti.

La storia però non è stata capita,

e a migliaia di giovani si è chiesta la vita.

In modo pacifico si sta unendo un intero continente,

chissà se abbiamo compreso

quante vite abbiamo spento inutilmente?

 

Altre poesie:  http://www.krivapeta.it/poesie.htm

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